La musica è un linguaggio universale e coinvolge molto facilmente, per alcuni rimane un piacevole ed ipnotico ascolto, per altri diventa un’esperienza da vivere in prima linea.

La chitarra è uno strumento che cattura subito l’attenzione degli ascoltatori per tanti motivi: fonde la parte armonica con quella ritmica, permette all’esecutore di tirare fuori il suo senso musicale e, nelle sue diverse tipologie (classica, acustica, elettrica), abbraccia molteplici generi, quasi tutti molto popolari.

Quando ci si avvicina alla frequentazione di un corso di chitarra, siamo pieni di entusiasmo. Viviamo momenti magici come l’acquisto del nostro strumento, il sogno di poter essere in grado di suonare i nostri brani preferiti, la conoscenza del nostro insegnante con il quale raggiungeremo i nostri obiettivi.

L’inizio è davvero magico. Superate queste prime fasi di sensibilizzazione nei confronti dello strumento e conoscenza dell’insegnante, si inizia a fare sul serio. A quanti di voi è capitato che, dopo il primo mese di lezioni, non vedete il benché minimo risultato? Credo non a pochi.

Lì subentrano pensieri tipo “la chitarra non è il mio strumento”, “non sono affatto portato”, “la musica è una cosa troppo difficile”. Mettiamo subito in chiaro che il difficile è diventare un virtuoso della chitarra, ma sapere suonare discretamente bene uno strumento non è affatto cosa impossibile perché la musica fa parte del nostro linguaggio e in ognuno di noi ci sono delle attitudini musicali che dobbiamo solo far venire fuori, ognuno con i suoi tempi.

Tanto per cominciare la musica ha bisogno di pazienza e di umiltà.

Se decidiamo di affidarci ad un professionista per quanto riguarda l’insegnamento, dobbiamo seguire il percorso che ci indica e la gestione dei tempi di studio. È importante, quindi, non avere fretta nel saper fare subito una determinata cosa. Non dobbiamo bruciare le tappe.

Oltre alla costanza per quanto riguarda le lezioni, la cosa che fa davvero la differenza e che ci fa crescere avvicinandoci sempre di più all’idea di musicista che sogniamo, è l’esercizio quotidiano. Vediamo come gestire questa pratica su cui molti inciampano.

L’esercizio quotidiano: gli ostacoli principali.

La pratica quotidiana sullo strumento è l’allenamento del musicista. Proprio come l’atleta ha la sua costanza nel fare gli esercizi fisici, il musicista deve avere la sua costanza nel praticare determinati esercizi e determinati brani. Le cose che ostacolano questa costante pratica sono due: tempo e noia.

Per quanto riguarda il tempo che dedichiamo allo strumento, questo è in rapporto col fatto se siamo degli appassionati o dei professionisti. Il professionista è portato per esigenze di lavoro a stare tutto il giorno con la chitarra in braccio (ma i professionisti lo sanno da sé, è inutile che io lo scriva).

L’appassionato deve trovare il tempo per la pratica quotidiana tra i suoi mille impegni come la scuola, il lavoro, lo sport. Andando a snellire e ad economizzare la quantità di tempo da dedicare allo strumento, già con un’ora ogni giorno iniziamo ad ottenere dei piccoli risultati.

Qualora non fosse possibile trovare quest’ora ogni giorno, cerchiamo almeno di “sfangarla” con mezz’ora. È ovvio che se trovassimo ancora più tempo sarebbe oro, io sto indicando il tempo minimo per poter rendere costruttivo il percorso didattico inserendolo nel caos di tutti i giorni.

Detto ciò, un’ora al giorno si trova, il problema più grande è la pazienza. A quanti di voi è capitato che, una volta risolto il problema tempo, la cosa più grande da affrontare era superare la svogliatezza nel fare i “compiti per casa”? Da quanto ne so io, anche ai professionisti.

Tempo e pazienza, come affrontarli?

Il primo passo da fare, quando si fissano gli obiettivi da raggiungere col proprio insegnante, è parlare anche della vostra quotidianità, di quanto tempo avete a disposizione durante la settimana per dedicarvi alla chitarra e del vostro generale grado di pazienza. Una volta chiariti questi punti, insieme al vostro insegnante potete anche delineare una tabella di marcia che non metta troppo a dura prova la vostra pazienza e che determini un giusto equilibrio tra divertimento e metodo.

Ma che cosa suonare? È ovvio, quello che vi indica il vostro insegnante. Io vi suggerisco comunque un po’di sana autonomia e spensieratezza. Dedicate il tempo che il vostro insegnante vi indica per quanto riguarda gli esercizi, ma concedetevi anche la libertà di fare ciò che volete.

Se siete stanchi e svogliati nel seguire la vostra tabella di marcia, tenete la chitarra in braccio e suonate ciò che volete, anche un solo accordo che ha un suono che vi affascina. Se c’è una piccola melodia, un arpeggio, un breve giro armonico che vi piace e che per qualsiasi motivo ha catturato la vostra attenzione, trasgredite senza pietà alla vostra tabella di marcia e suonate ciò che vi diverta o che vi emozioni, anche fosse una nota sola.

È lì che state vincendo tempo, noia, mancanza di pazienza e stanchezza. La cosa più importante quando si inizia un corso di chitarra, o di qualsiasi altro strumento, è suonare, qualsiasi cosa, basta che suoniate.

L’obiettivo della didattica è non farvi posare la chitarra, è poter delineare una vostra maniera di suonare, un vostro suono, un vostro genere. Ognuno di noi ha la sua chiave di lettura per avvicinarsi al mondo della musica ed è da quella che dobbiamo partire.

Vivere la chitarra seguendo le cose, anche piccole, che ci affascinano e che ci danno un senso di realizzazione quando le facciamo, è il giusto metodo per stimolare la nostra curiosità.

Quando iniziate a trovare le vostre piccole esecuzioni che vi portano a non posare mai la chitarra, parlatene col vostro insegnante poiché potreste aiutarlo ad affinare l’approccio nei vostri confronti e tutto ciò sarebbe più che costruttivo per entrambi.

L’esercizio quotidiano e “la tecnica”

È molto probabile che, dedicandovi questi momenti di libertà durante la pratica, nasca in voi la forte curiosità di affinare la tecnica e le conoscenze teoriche. Ecco qui che quelli che prima erano i noiosi “compiti per casa”, diventano la rivelazione dei giusti segreti per poter realizzare sempre più quelle esecuzioni che ci danno tanta gioia.

Se riuscite ad entrare in questa dimensione, un normale corso di chitarra per voi sarà una continua scoperta e non l’ennesimo impegno o dovere a cui adempiere.

Per quanto riguarda la tecnica, vi consiglio di pretendere da voi stessi e dall’insegnante la vera comprensione del perché un atteggiamento del corpo può essere giusto e un altro sbagliato. Non obbedite a prescindere alle indicazioni, c’è sempre un motivo.

Il corpo ha una sua meccanica e un suo funzionamento e la giusta postura nei confronti dello strumento mira alla decontrazione dei muscoli affinché i movimenti siano sempre più fluidi (e di conseguenza il suono) e a non caricarsi di eccessivo stress muscolare.

C’è sempre una spiegazione logica e scientifica, anche per quanto riguarda la teoria. Siate curiosi come i bambini e pretendete sempre spiegazioni approfondite poiché solo così entrate realmente nella musica.

Concludo ricordandovi di partire sempre da ciò che vi diverte e vi affascina. Cercate di rendere sempre stimolante e divertente il vostro percorso musicale, un piccolo passo alla volta. Dedicate il tempo allo studio e concedetevi le vostre libertà con ciò che più vi aggrada, rendendo il tempo che dedicate alla chitarra un tempo leggero e frizzante, privo di pesantezza e noia.

In primo luogo sta a voi cercare il vostro buon motivo per non posare mai la chitarra, ma per tenerla fra le vostre braccia e suonare la vostra musica.